sabato 16 novembre 2013

Lo sapevate che..

..nelle università di Harvard e di Barcellona esiste il corso di "creatività"?
..in Cina poter fare un tirocinio è considerato un privilegio: tant'è che i genitori dell'aspirante tirocinante portano ai futuri "datori di lavoro" del riso in regalo come ringraziamento?
..se gli imprenditori facessero dei costanti brain storming tra i loro dipendenti, di qualsiasi categoria e grado, otterrebbero come risultato delle idee di gran lunga più brillanti rispetto a quelle di tutta la loro classe dirigente messa insieme?
..l'8% della produzione mondiale di petrolio viene impiegata per ricavarne plastica?
..i mozziconi di sigaretta non sono biodegradabili e, se gettati in acqua (=nei tombini), rilasciano sostanze tossiche in maniera progressiva per poi degradarsi fino a ridursi in micro particelle sempre più piccole?

venerdì 8 novembre 2013

Ma come mi vesto?

Costo della vita che sale, salari che non si adeguano alla nuova realtà economica ed il nostro potere di acquisto ne risente. 
Questa una premessa importante, che peró non deve farci dimenticare quanto sia importante pensare a cosa acquistiamo. 
Il consumo critico è anche questo: compiere le scelte piú sostenibili e meno impattanti possibili per l'ambiente rispetto al momento che viviamo ed alla relative risorse di cui disponiamo per farlo.
Stavolta parliamo di capi di abbigliamento. 
Ho recentemente assistito ad un interessante incontro sul ritorno all'utilizzo della canapa: tessuto grezzo, resistente, di una bellezza cosí semplice (come d'altronde molti altri tessuti naturali ottenibili da diverse piante).
Il dopoguerra peró è stato caratterizzato dalla nascita di tessuti sintetici, che spesso venivano combinati a quelli naturali o che costituivano per intero il capo di abbigliamento in questione.
Unito a questo abbiamo anche assistito al boom di utilizzo di coloranti sintetici tessili non propriamente poco impattanti che, immessi sul mercato, hanno creato un problema sia a livello di reazioni avverse da contatto con l'epidermide (per chi li indossa), che di inquinamento idrico (nel momento in cui il capo in questione viene lavato rilasciando cosí sostanze aggressive nelle acque). 
La soluzione sta nel cercare di acquistare  capi in cotone equo: un tipo di filiera questa che sta prendendo piede progressivamente, non solo nelle realtà equo e solidali (ancora considerate forse un po' di nicchia).

È italiano infatti il primo produttore mondiale di tessuti liberi da sostanze tossiche. Parliamo di Canepa: un'azienda  comasca, produttrice di tessuti di pregio per l'alta moda, che ha sottoscritto pubblicamente il Detox Commitment, lanciato da Greenpeace. 
Questo implica una maggiore trasparenza richiesta dall'azienda stessa nei confronti dei propri fornitori, che da gennaio 2014 dovranno rivelare i quantitativi di sostanze chimiche pericolose emesse. Ció garantirà il diritto a ricevere adeguate informazioni in merito agli scarichi di sostanze pericolose nell'ambiente, per chi vive in zone limitrofe alle fabbriche tessili.
Un passo verso una tracciabilità necessaria oramai che dovrebbe essere richiesta da ogni singola azienda del globo, anche per far sí che scegliere un capo che rispetti determinati criteri di salubrità a 360 gradi, possa avere un prezzo piú convergente a quello di mercato piuttosto che essere figlio di un'élite.