martedì 10 dicembre 2013

Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei..

Avete voglia di comprare del pesce ma, arrivati al bancone del vostro supermercato o punto vendita scatta il panico?
Comprensibile visti gli ultimi risvolti di Fukushima e visto il fatto che la soglia di radioattività delle acque sta camminando velocissima e lo farà ancora per diversi decenni, contaminando progressivamente anche la fauna e la flora che vi abitano.
L’attenzione è un po’ calata su questo argomento, ma se andiamo a ricercare notizie, ecco apparire articoli su “tumore da ingestione di pesce del Pacifico“ per esempio: http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=2153
Personalmente sono spaventata perché reputo questo alimento un buon sostitutivo della carne, che non amo molto mangiare.
Per non scoraggiare nessuno ad acquistare pesce in generale, presi dal dubbio della provenienza, ecco delle semplici informazioni da tenere a mente.
Innanzitutto i banchi pesca sono obbligati a riportare sulle etichette che mostrano il prezzo, anche la provenienza del prodotto.
Potrete quindi sapere dove il pesce che state acquistando è stato pescato. Due le modalità: l’etichetta con il nome dell’oceano in questione oppure un numero, non scelto a caso, che delinea la zona di pesca rispetto alla mappatura tracciata dalla FAO http://www.fao.org/home/en/
Personalmente ho scoperto nella mia zona un punto vendita che adotta quest’ultimo metodo: riporta quindi  i numeri delle aree di appartenenza del pesce vicino al suo prezzo e affisso alla parete -adiacente il bancone- ha posizionato la mappa della FAO, che identifica geograficamente le diverse zone che quegli stessi numeri rappresentano. Lo trovo un metodo visivo molto efficace, che preferisco rispetto all'altro.

Fate quindi attenzione a queste importanti informazioni e vedrete che benefici avrete in termini di tranquillità che solo un consumatore consapevole può aspirare a raggiungere.

sabato 16 novembre 2013

Lo sapevate che..

..nelle università di Harvard e di Barcellona esiste il corso di "creatività"?
..in Cina poter fare un tirocinio è considerato un privilegio: tant'è che i genitori dell'aspirante tirocinante portano ai futuri "datori di lavoro" del riso in regalo come ringraziamento?
..se gli imprenditori facessero dei costanti brain storming tra i loro dipendenti, di qualsiasi categoria e grado, otterrebbero come risultato delle idee di gran lunga più brillanti rispetto a quelle di tutta la loro classe dirigente messa insieme?
..l'8% della produzione mondiale di petrolio viene impiegata per ricavarne plastica?
..i mozziconi di sigaretta non sono biodegradabili e, se gettati in acqua (=nei tombini), rilasciano sostanze tossiche in maniera progressiva per poi degradarsi fino a ridursi in micro particelle sempre più piccole?

venerdì 8 novembre 2013

Ma come mi vesto?

Costo della vita che sale, salari che non si adeguano alla nuova realtà economica ed il nostro potere di acquisto ne risente. 
Questa una premessa importante, che peró non deve farci dimenticare quanto sia importante pensare a cosa acquistiamo. 
Il consumo critico è anche questo: compiere le scelte piú sostenibili e meno impattanti possibili per l'ambiente rispetto al momento che viviamo ed alla relative risorse di cui disponiamo per farlo.
Stavolta parliamo di capi di abbigliamento. 
Ho recentemente assistito ad un interessante incontro sul ritorno all'utilizzo della canapa: tessuto grezzo, resistente, di una bellezza cosí semplice (come d'altronde molti altri tessuti naturali ottenibili da diverse piante).
Il dopoguerra peró è stato caratterizzato dalla nascita di tessuti sintetici, che spesso venivano combinati a quelli naturali o che costituivano per intero il capo di abbigliamento in questione.
Unito a questo abbiamo anche assistito al boom di utilizzo di coloranti sintetici tessili non propriamente poco impattanti che, immessi sul mercato, hanno creato un problema sia a livello di reazioni avverse da contatto con l'epidermide (per chi li indossa), che di inquinamento idrico (nel momento in cui il capo in questione viene lavato rilasciando cosí sostanze aggressive nelle acque). 
La soluzione sta nel cercare di acquistare  capi in cotone equo: un tipo di filiera questa che sta prendendo piede progressivamente, non solo nelle realtà equo e solidali (ancora considerate forse un po' di nicchia).

È italiano infatti il primo produttore mondiale di tessuti liberi da sostanze tossiche. Parliamo di Canepa: un'azienda  comasca, produttrice di tessuti di pregio per l'alta moda, che ha sottoscritto pubblicamente il Detox Commitment, lanciato da Greenpeace. 
Questo implica una maggiore trasparenza richiesta dall'azienda stessa nei confronti dei propri fornitori, che da gennaio 2014 dovranno rivelare i quantitativi di sostanze chimiche pericolose emesse. Ció garantirà il diritto a ricevere adeguate informazioni in merito agli scarichi di sostanze pericolose nell'ambiente, per chi vive in zone limitrofe alle fabbriche tessili.
Un passo verso una tracciabilità necessaria oramai che dovrebbe essere richiesta da ogni singola azienda del globo, anche per far sí che scegliere un capo che rispetti determinati criteri di salubrità a 360 gradi, possa avere un prezzo piú convergente a quello di mercato piuttosto che essere figlio di un'élite.

lunedì 21 ottobre 2013

Se paghi la tua multa entro il quinto giorno spendi il 30% in meno!

Avete ricevuto una multa? Dopo le varie imprecazioni del caso, giuste o meno che siano, ecco una buona notizia: se effettuate il pagamento della sanzione entro il quinto giorno dalla notifica o dalla contestazione, otterrete ben il 30% di sconto sull’importo dell’infrazione.
Il motivo di questo provvedimento è conseguente al fatto che una multa su tre non viene pagata dal cittadino: o perché l’automobilista indisciplinato fa ricorso al prefetto o al giudice di pace, o perché aspetta la cartella esattoriale (che spesso poi non arriva nemmeno).

Con il Decreto Fare invece (pubblicazione nel supplemento ordinario n. 63/L della Gazzetta Ufficiale del 20.08.2013, n. 194, della legge di conversione del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69), è possibile beneficiare di questa scontistica per le sanzioni notificate o contestate dopo il 21/08/2013.
Naturalmente ci sono delle eccezioni. Per citarne alcune: le infrazioni che determinino un risvolto penale o quelle che implichino il sequestro del veicolo.
Per qualsiasi informazione è possibile, e consigliabile, consultare il sito della Polizia di Stato: http://www.poliziadistato.it/articolo/29936/ ed è altrettanto consigliabile rivolgersi all'organo di polizia stradale che ha redatto il verbale.
Questi alcuni punti essenziali da tenere a mente: 
  • chi è intenzionato a presentare ricorso, non dovrà pagare l’importo (né in forma intera, né ridotta), pena la perdita della facoltà di poter presentare lo stesso;
  • sul verbale della sanzione in questione troverete le indicazioni relative l’eventuale possibilità di effettuare il pagamento ridotto con le relative modalità;
  • la riduzione si applica solo alla sanzione pecuniaria e non alle spese di procedimento;
  • è importante che l’importo pagato (se ridotto) corrisponda esattamente a quello calcolato in base alla scontistica prevista, pena  la perdita del diritto stesso allo sconto, oltre al fatto che verranno addebitati anche i nuovi costi di notifica, con spese ed interessi della classica cartella esattoriale. 
Verificate al seguente link tutti gli importi delle sanzioni e la relativa decurtazione del 30%: http://img.poliziadistato.it/docs/tabella_importi_con_riduzione_30.pdf

Detto ciò, consiglio di archiviare tutti i pagamenti effettuati in una cartella da custodire gelosamente per almeno 10 anni: è infatti possibile che venga effettuata verifica di pagamenti pregressi (a volte anche risalenti a cinque anni prima!) e se non avete il bollettino conservato, dovrete ripagare l’importo in questione (con le opportune maggiorazioni date dagli interessi maturati)! Uomo avvisato..

lunedì 14 ottobre 2013

Dal consumismo al riuso..facciamo un passo indietro!

Nell'ultimo periodo non faccio che sentir parlare di obsolescenza programmata: ovvero, gli oggetti prodotti escono dalla fabbrica con una scadenza prestabilita; non durano più di un certo periodo. 
Questo fino a diversi decenni fa non succedeva. Anzi, probabilmente esistono ancora beni (anche elettrodomestici) che, a distanza di venti-trent'anni, funziona ancora quasi perfettamente. 
Oggi questo discorso è improponibile. Compriamo lavastoviglie e lavatrici che già dopo un paio di anni hanno bisogno di un'importante manutenzione e la maggior parte delle volte "il gioco non vale la candela": sempre meglio acquistarne una nuova piuttosto che affrontare una spesa quasi pari al suo costo per la riparazione. 
Il perchè è semplice: dobbiamo garantire al mercato dinamicità: continuo acquisto dei beni prodotti. 
Paul Connett afferma che da dopo il secondo conflitto mondiale, da un clima di austerity assoluto, la stessa America è passata ad un'esplosione di produzione, consumi e quindi di ricchezza generata. 
Il che non è necessariamente negativo ma, guardando alla sua evoluzione, ci rendiamo conto di avere davanti un consumismo sfrenato, a prescindere. 
Chi ha avuto la fortuna di visitare anche solo per qualche giorno soprattutto gli Stati Uniti, potrà confermarmi questo. 
Sarà il tipo di marketing che le varie aziende adottano, il modo in cui viene curata la comunicazione: fatto sta che in America tutto sembra necessario e si sente un bisogno di acquistare maggiore che in ogni altro luogo. 
Attenzione, cerchiamo di non lasciarci ammaliare da questa sensazione. 
In questo momento storico infatti, dobbiamo essere così lucidi da riuscire a fare un passo indietro.
Oltre al numero crescente di nuovi prodotti immessi sul mercato che smettono di funzionare dopo poco tempo, un altro dei "figli scomodi" del consumismo è il packaging take-away. 
Lo vediamo nei film, lo utilizziamo spesso sia quando acquistiamo cibo da portare a casa già pronto che negli stessi supermercati che a volte hanno proprio la sezione "take away". 
La domanda è: dove vanno a finire poi i vari elettrodomestici fuori uso ed i vari incarti (più o meno ingombranti) dopo il loro utilizzo?
Tecnicamente sono rifiuti. 
Gli elettrodomestici vanno nelle isole ecologiche (in qualità di rifiuto speciale ingombrante) ed il packaging nella maggior parte dei casi va conferito nella plastica. 
Ma quanto è necessario utilizzare cibi costituiti da involucri tanto ingombranti? Non lo è. Nel senso che esiste un'alternativa. Ci si trincera dietro la mancanza di tempo, ma le soluzioni alternative ci sono. 
Credo non si debba mai dimenticare che quando acquistiamo qualsiasi cosa, dobbiamo farlo in piena consapevolezza. 
Recentemente ho visto il film "Trashed" di Jeremy Irons. Andatelo a vedere se ne avete la possibilità: vi farà capire che il rifiuto non è qualcosa di cui ti disfi una volta gettato. Basti pensare alle cinque isole di plastica che ci sono nei nostri oceani: distese di rifiuti plastici grandi diversi km quadrati. Plastica entrata ormai nella catena alimentare di pesci e volatili. 
Io penso ancora di più a questo quando vado al supermercato, anche se frutta e verdura ormai la compro direttamente da alcuni contadini della mia zona andando munita di: cesta in vimini e buste di carta.
Per quello che riguarda gli elettrodomestici mi piace sempre pensare all'eccellenza di Capannori e allo splendido lavoro che hanno fatto e continuano a fare per impattare sempre meno sull'ambiente. 
Parliamo di filiera corta per il cibo e centri di riuso che rigenerano prodotti non funzionanti (a livello elettronico) e riparano per es. scarpe inutilizzabili perchè rotte, così da trasformare un potenziale rifiuto in un bene di cui la comunità può di nuovo usufruire. 
Dovremmo lavorare tutti per quest'obiettivo: provando ad ascoltare non solo le esigenze del mercato, ma anche quelle del nostro pianeta. 


martedì 1 ottobre 2013

A volte la comodità può non rivelarsi tale..

Un giorno, in un supermercato di Resistencia, regione del Chaco-Argentina, entro per comprare alcune cose. Arrivata alla cassa, mostro la mia carta di credito e la cassiera con disinvoltura mi chiede: "Paga con soluzione unica o a rate?". Mi sembrava di aver capito proprio bene, ma non ci credevo. Le chiedo quindi di ripetere, ma la frase rimane proprio quella.
Scioccata, rispondo in maniera ferma, optando per il pagamento unico.
Torno nella casa in cui ero in quel periodo e chiedo maggiori informazioni alla signora che mi ospita.
Lei, con fierezza, mi conferma il tutto facendomi anche un esempio pratico: aveva infatti da poco acquistato un minipimer che aveva deciso di pagare in 4 rate!? Parliamo di 40€ di prodotto che ovviamente con le rate veniva maggiorato di relativi interessi. Era il 2007.

Leggendo oggi un articolo a questo link: http://bit.ly/1fl9AaJ in merito ad un'indagine effettuata da prestiti.it e facile.it,  mi è venuto in mente questo mio episodio.

Nell'articolo si parla della propensione degli under 30 ad indebitarsi per: case, automobili, per sposarsi o andare in vacanza!
Certo, non posso pensare di mettere sullo stesso piano le due notizie: non è la stessa cosa; non c'è raffronto tra i due tipi di spesa/esigenza senza dubbio.
Nel caso del minipimer infatti la soluzione a rate era percepita come semplice comodità di non dover pagare "tutto subito" e non come necessità (come nel caso di acquisto di un bene molto più costoso, quale un'auto per es.).
Il messaggio sconvolge comunque.
Trovo che questo sia un discorso davvero pericoloso e credo che chiunque debba acquistare ciò che rientri nelle proprie possibilità. Pagare la vacanza attraverso un prestito mi sembra surreale. Come se fosse una necessità alla quale non possiamo rinunciare. 
Sfugge proprio il concetto che andare in vacanza o esserlo, non implica doverlo fare oltre le proprie possibilità, altrimenti diventa un'ulteriore fonte di stress (insieme a quella generata dagli altri finanziamenti in corso).
Ogni volta che penserete ad un qualsiasi cambiamento nella vostra vita quindi, riflettete sempre sull'appropriatezza e la sostenibilità che comporta per voi. Siamo qui per imparare a gestire meglio il nostro quotidiano, non per complicarci le cose. 



lunedì 23 settembre 2013

Lo sapevate che..

..i capelli che perdete in doccia o nel lavandino non si buttano nel WC in maniera assoluta, pena intasamento delle tubature prima o poi? Raccoglieteli in un pezzetto di carta igienica e gettatele nel secchio dell'immondizia!

..l'olio cosiddetto "esausto", ossia: l'olio della frittura, quello in cui è immerso il tonno che comprate (sia in latta che in vetro) o quello dei sottaceti non va buttato nel lavandino! Un litro di olio arriva a contaminare un milione di litri di acqua..impressionante no? Raccoglietelo quindi in delle bottiglie di vetro (quello delle passate di pomodoro per es.) e portatelo nelle isole ecologiche se il vostro comune non effettua raccolta porta a porta di olio esausto.

..potete ancora approfittare di questo caldo sole per selezionare la centrifuga della vostra lavatrice a giri bassi. Risultato: consumi più bassi per voi e meno stress per i tessuti dei vostri capi!

..il cibo in vetro è da preferire a quello in latta per via del bisfenolo-A: un ormone artificiale, un interferente endocrino ritenuto in grado di ostacolare il corretto funzionamento del nostro sistema ormonale. E' stato correlato al fenomeno crescente dell'obesità infantile (http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/10229-10-cibi-meglio-non-comprare)

..un cucchiaio di bicarbonato messo nella vostra lavatrice (vaschetta del detersivo), aiuta a sbiancare i vostri panni (se un po' ingialliti). 

venerdì 6 settembre 2013

Scegliamo carta "etica"..e l'ambiente ringrazia!

Che carta usi?..
Che sia quella multiuso piuttosto che carta igienica, fazzoletto da borsetta, o carta per stampare, scegli di acquistare un prodotto "controllato".

Esiste infatti un marchio chiamato "FSC" (Forest Stewardship Council) che da la certezza che il prodotto cartaceo che riporta questo marchio è ottenuto da materie prime provenienti da foreste "controllate".

Cosa vuol dire in pratica?
Vuol dire che la carta che state acquistando proviene da legno di foreste certificate: che vengono cioè "ripopolate" rispetto al quantitativo di legno che viene utilizzato per la lavorazione dei diversi prodotti.
Questo si chiama "consumo responsabile": ciò che tolgo lo reimmetto nel sistema in pari quantità senza così alterare l'ecosistema.
Il concetto che sta dietro alla certificazione FSC riguarda soprattutto il disboscamento senza criterio ed il relativo dissesto geologico per esempio, o anche solo il tema delle emissioni di CO2 nell'ambiente (che le nostre foreste ci aiutano ad arginare). Porre attenzione ai prodotti con marchio FSC vuol dire: proteggere la biodiversità, i diritti dei popoli indigeni e le aree di significativa importanza dal punto di vista ambientale o culturale.
Ci sono diversi tipi di prodotti a marchio FSC: da quello "100% FSC", al "mixed FSC" o "recycled".
Il primo proviene totalmente da materiali di foreste certificate FSC, gli altri due invece derivano rispettivamente da materiali di foreste certificate FSC e materiali riciclati o altre fonti controllate, e l'ultimo tipo invece da materiali riciclati. 
Il discorso che faccio è sempre uno: il potere del consumatore è enorme in questo senso: se tutti iniziassimo ad acquistare solo prodotti con marchio FSC, tutte le imprese produttrici sarebbero obbligate ad adeguarsi a questo sistema.
Il metodo bottom-up è vincente nella stessa maniera in cui: "Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto".
Se non tutte le imprese accettano di produrre in maniera sostenibile perchè prive di quest'aspetto etico di impresa, il consumatore può farle "riflettere". Il calo di vendite porterà miracolosamente tutti sulla retta via.
Ricordatelo.

Un esempio di marchio FSC.
Approfondimenti su https://ic.fsc.org/index.htm

giovedì 5 settembre 2013

Reintegriamo i liquidi senza sorprese!

L'estate sembra non volerci abbandonare: in effetti dopo l'estenuante attesa quest'anno, non credo ci saranno obiezioni se dovessimo poter fare il bagno fino ad ottobre inoltrato!
A prescindere da quanto durerà ancora questo bel clima, questo tipo di giornate sono particolarmente adatte per un po' di attività fisica all'aperto. 
Se anche fosse il vostro allenamento al chiuso, ecco per voi un piccolo consiglio per reintegrare i liquidi che state perdendo. 
Lasciando ad altri i vari integratori in commercio, che hanno a volte dei colori incredibili: dal rosa all'azzurro, cerchiamo sempre di sapere quello che il nostro corpo assume, unendo anche il risparmio (che non guasta!). 

Prendete quindi una bottiglia piena di acqua da un litro e mezzo e versateci un cucchiaio di miele e mezzo limone. 
Agitate bene ed ecco il vostro integratore naturale!
Nonostante io non ami il sapore del miele, in questo modo viene camuffato abbastanza e devo dire che da questa bevanda riesco ad avere le energie giuste per affrontare la mia attività fisica. 
Uso questa soluzione soprattutto quando gioco a beach volley: si parla quindi di un'attività di due ore sotto il sole.
Mi aiuta molto.

Provatela!

lunedì 26 agosto 2013

Ricetta anticrisi grazie al detersivo fatto in casa!

Ricetta anti crisi ed ecologica: da oggi potete dire praticamente addio ai vostri classici detersivi. 
E chi l'ha detto che senza di loro non si può pulire?
Gli ingredienti che servono sono: aceto e bicarbonato. 

Se avete un vecchio contenitore di detersivo spray, utilizzatelo per la nuova "eco-miscela": riempitelo di acqua e aggiungente un cucchiaio di bicarbonato e uno di aceto. Questo diventerà il vostro sgrassatore universale! Potrete infatti pulirci: il bagno (avete capito bene!), i vostri mobili e qualsiasi superficie meriti di essere pulita (solo un occhio di riguardo per il legno..non sono certa su effetti secondari su questo materiale). 

Per quanto riguarda invece i vostri pavimenti dipende un po' dalla capienza del secchio, comunque considerate sempre almeno due cucchiai di bicarbonato e due di aceto. Le quantità sono comunque modificabili a gusto in base ai risultati che vedrete. 
Per aiutarvi un po' nel processo sgrassante in questo caso una goccia (proprio una eh!) di detersivo piatti è perfetta perchè da quella forza in più per ottenere un ottimo risultato. Io uso un detersivo piatti a basso impatto: si trovano in commercio e sono utili a supportare anche lavaggi di piatti molto grassi o unti.
Mi raccomando, per lavare i pavimenti l'acqua dovrà essere molto calda..e vedrete che risultati!

giovedì 22 agosto 2013

Conservare melone senza la pellicola..si può!


Avete comprato un melone un po' più grande del solito che non mangerete per intero. Se contate di mangiarne solo metà e volete evitare di utilizzare la pellicola trasparente per conservarlo in frigo, ecco un metodo semplicissimo che eviterà comunque di far diffondere nel frigo il forte odore che ha questo meraviglioso frutto (è innegabile!). 
Prendete la vostra metà di melone destinata alla conservazione e posizionatela a "guscio capovolto" su un piatto piano. E voilà, nulla di più facile! In questo modo il melone si conserverà in frigo senza invaderlo con il suo odore, grazie alla perfetta aderenza con il piatto piano!




La vostra metà di melone da conservare in frigo.
Ecco come riporla.





martedì 20 agosto 2013

Lampadine amiche se integre..

Prendo spunto da un articolo appena letto sulla pericolosità delle lampadine a basso consumo che, se si rompono, diventano tossiche per chi ne inala i "vapori" (colpa dei metalli pesanti, principalmente mercurio, da cui sono costituite).


Questo il link che polemizza, giustamente, sul divieto di produrre lampadine ad incandescenza per passare a quelle a basso consumo. Ma se l'alternativa proposta si dimostra pericolosa per la salute pubblica, come possiamo accettarla?
Si parla di bambini e donne incinta come categorie a rischio, ma lo siamo tutti in realtà. Ricordatevi che se si rompe una lampadina a basso consumo (escluse quelle a led) dentro casa due sono le cose da fare:
  • aprire subito la finestra, 
  • non rimuovere i residui dal pavimento senza prima aver dotato le vostre mani di guanti. 

Acqua della pasta..multiuso!

Se nel vostro pasto è previsto un bel piatto di pasta, ricordatevi di non buttare l'acqua della cottura.
Il suo utilizzo infatti sarà prezioso per sgrassare le vostre stoviglie.
Grazie all'amido che la pasta rilascia durante la sua cottura infatti essa diventa un ottimo detersivo naturale che vi sbalordirà per la sua capacità sgrassante.
Il colore e l'aspetto non vi entusiasmeranno sicuramente, ma il risultato è garantito!
Se avete a che fare con stoviglie particolarmente unte invece, vi consiglio di aggiungere una puntina di detersivo classico per piatti: ne basta davvero poco per potenziare le proprietà dell'amido.
Tenete presente che il detersivo che verserete nella vostra "acqua speciale" non farà schiuma o ne farà pochissima: non vi ostinate quindi a ricercare l'effetto spumoso che normalmente ottenete con acqua del rubinetto e detersivo per piatti.
Come ultimo consiglio, vi invito ad aggiungere un cucchiaio di aceto bianco e vedrete i vostri bicchieri come brilleranno!
Risultato quindi: riuscirete a risparmiare sull'utilizzo del vostro detersivo, dell'acqua corrente e in più sarete anche ecocompatibili! Cosa c'è di meglio?
Provare per credere!

sabato 17 agosto 2013

Deodorante o antitraspirante?

L'estate è arrivata un po' in ritardo ma è arrivata.
Fa caldo e uno dei pensieri che più ci ossessionano è profumare in ogni momento: anche quando fa 40°C e noi siamo fuori casa da una giornata!
Spiacente di illudervi, ma questo non è realmente possibile.
Qualora quindi stiate utilizzando un deodorante che rispetta questa volontà di "igiene perpetua", mi spiace informarvi che il prodotto in questione è un antitraspirante e non un deodorante.
Ecco come riconoscerlo: prendete la confezione e date uno sguardo ai componenti. Tra le innumerevoli sigle troverete l'eventuale elemento che vi darà la risposta per classificare il vostro prodotto come deodorante o antitraspirante, ed è l'Aluminium chlorohydrate.
Lo troverete in genere tra le prime voci. 
La maggior parte dei prodotti in commercio sono definiti deodoranti ma in realtà non lo sono. 
Lo European Journal of Cancer Prevention parla della possibilità che l'uso di antitraspiranti possa avere un ruolo in tema di incidenza di contrarre cancro al seno (cfr. http://www.cancer.gov/cancertopics/factsheet/Risk/AP-Deo).
Riflettendo meglio su come possa un prodotto non far sì che si profumi anche per 24 ore lascia pensare. 
Il primo ragionamento, più logico, riguarda la funzione dell'antitraspirante (che blocca la fuoriuscita del sudore) e quindi altera il naturale processo corporeo di traspirazione.
Alcuni studi poi suggeriscono che i composti a base di alluminio, applicati frequentemente e rimanendo sulla pelle vicino al seno, possono essere assorbiti dalla pelle e causare effetti ormonali secondari riconducibili alla possibilità di sviluppare il cancro al seno. 
Fate quindi attenzione quando acquistate il vostro deodorante, anche in erboristeria.
Per non sbagliare poi segnalo l'allume di potassio, anche conosciuto come allume di rocca: una pietra incolore ed inodore (presente in natura): utilizzato principalmente a livello emostatico dopo la rasatura, che inibisce anche la proliferazione dei batteri responsabili dei cattivi odori, lasciando tuttavia attiva la sudorazione del corpo.
Buon acquisto quindi!




domenica 28 luglio 2013

Il male del secolo..rinunciare a reagire.

In Spagna li chiamano "Ninis" ("Ni trabajadores ni estudiantes"), in Italia non hanno una denominazione. Potremmo definirli i "rinunciatari": persone in età lavorativa, che peró non cercano lavoro nè studiano più.
Il fenomeno è comunque su scala europea. Ci attestiamo sul 4,2% per la Spagna fino al picco italiano dell'11,2% (fonte Reuters 2011).
Il valore è preoccupante perchè delinea proprio il disagio di chi ha smesso di cercare di collocarsi sul mercato del lavoro. 
Un po' la responsabilità rimane di chi avrebbe dovuto pensare ad una politica del lavoro volta ad alleggerire la tassazione per le imprese che assumono, un po' la contingenza del periodo storico-economico non aiuta: il mercato del lavoro in Italia sembra inchiodato, immobile e chiaramente non si sbloccherà da solo, seppur credo sia questo quello che credono tutti vista la non-azione mossa al riguardo.
Quello che possiamo fare è non lasciarci avvilire da questa situazione (non è facile chiaramente).
L'altro passo è non stancarsi di cercare: i frutti arriveranno.
Cogliamo l'occasione per coltivare le nostre passioni e non lasciamoci abbrutire da questa mancanza di volontà di chi ci governa e non si rende conto di quale futuro inconsistente ci sta lasciando.. 





mercoledì 17 luglio 2013

Nuovi mestieri avanzano!

Dilaga la globalizzazione, la crisi incalza, i figli vogliono tutti andare all'Università, ed il risultato è che scompaiono in maniera inesorabile i "vecchi mestieri". Sono sempre meno i calzolai, gli idraulici, i sarti per fare solo alcuni esempi.
I giovani non sono disposti ad imparare questi lavori, preferiscono vedersi dietro ad una scrivania a fare un qualsiasi lavoro che non rientri nell'ormai obsoleto (secondo loro) settore dell'artigianato.

Parallelamente invece nascono anche nuovi mestieri : figure contemporanee rispetto ai tempi che avanzano che a volte, vanno a completare una "lacuna" sociale del sistema Italia.
Un esempio su tutti che mi ha davvero sorpreso per la sua originalità è la figura specializzata nel far addormentare vostro figlio.
Non parliamo di una nè di  una tata nè di una baby-sitter, ma semplicemente di una persona che, ricevuta la chiamata di aiuto, raggiunge la famiglia in questione e in 48 ore riesce a capire perchè il bimbo non dorme, arrivando con successo a farlo riposare bene con un enorme sollievo da parte di mamma e papà!
Quando ho sentito questa notizia mi è venuto un po' da sorridere. L'idea mi sembra molto originale e assolutamente efficace allo stesso tempo; poi però è sopraggiunta una riflessione: i ritmi sono ormai spasmodici e nelle famiglie di oggi sia l'uomo che la donna lavorano (per evidenti esigenze di sostenibilità).
Premesso ciò e nonostante tutto, si decide lo stesso di avere un figlio (o forse più), con un affaticamento di base però di gran lunga maggiore per la famiglia rispetto forse a trent'anni fa.
Proprio per questo è assolutamente fondamentale il sostegno dello stato da questo punto di vista.
In Francia per es., esiste un sistema di welfare tale da proteggere ed affiancare le neo mamme che, oltre all'assegno familiare destinato ad ogni figlio che nasce, prevede anche un contributo (che varia in base al reddito) per far sì che la neo mamma possa essere affiancata da una baby sitter per un determinato periodo. Il tutto per favorire il suo reinserimento al lavoro.
Mi chiedo perchè non sia possibile avere una politica sociale di questo tipo anche in Italia.
L'essere umano è vero si adatta alle vicissitudini della vita, ma credo che la presenza dello Stato in questo senso sia assolutamente necessaria. State certi che non assisteremmo al nascere di nuovi mestieri come quello qui citato: che non è altro che il campanello d'allarme di un malessere per uno Stato che non c'è.


lunedì 27 maggio 2013

Dove eravamo rimasti?..

Torno a scrivere, perchè è ora, perchè è un anno che non lo faccio e molte cose sono successe: fatti che meritano attenzione e riflessioni più che altro. 

Questo spazio continua a voler essere un'occasione per condividere idee, riflessioni e creare in qualche modo un'interazione..cosa che un po' sta mancando in questo momento storico. 

La comunicazione è distorta e come tale crea delle realtà surreali, discutibili che non tutti affrontano nella stessa maniera..

L'invito è quello di non lasciarci sopraffare da quest'uragano e mantenere il nostro centro, distaccandoci dal contesto in cui siamo.
Lo so, sembra facile, ma parlo per esperienza personale: lasciarsi divorare dalla realtà di tutti i giorni non fa altro che divorare noi stessi, svuotandoci del tutto. 
Riprendiamo quello che siamo, portiamo avanti ciò che facciamo o che vorremmo fare. 
L'ottimismo di una proiezione positiva ha un potere incredibile che va oltre qualsiasi crisi economico-sociale.
E' un esercizio quotidiano ovviamente che ognuno dovrebbe impegnarsi a fare e vedrete contagiare il proprio vicino: di banco, di casa, di stanza..fate voi.

Buon inizio quindi!