lunedì 30 marzo 2015

Toccare i colori si può!

Facciamo una gita di un giorno a Firenze? Volentieri.
Che si va a vedere?
Ti propongo una mostra: Van Gogh multimediale.
Andata. Prenota!
Riservo data e ora e ringrazio il mio eccesso di zelo..un po' alla "Furio" di Carlo Verdone, soprattutto quando arrivo all'entrata della mostra e non vedo che una fila impossibile davanti a me..
Con una soddisfazione pari forse a quella di vedere i tuoi panni stesi in maniera equidistante sui fili, scavalco tutti (con prudenza) e vado alla biglietteria con in mano il foglio delle meraviglie: quello con il codice della prenotazione.
In meno di cinque minuti siamo dentro.
Aspettativa altissima, sia per ciò che abbiamo letto, sia per chi c'è stato e ci ha fatto intuire la positività dell'esperienza.
Pannelli introduttivi ad accoglierci: utili ad entrare un po' nella storia dell'autore, per chi non dovesse conoscerla e per chi, pur conoscendola, magari ha mancato alcuni particolari essenziali per godersi l'evento.
Da leggere quindi con attenzione.

Si aprono a questo punto le danze.

Entriamo in quello che non è un auditorium (come recita il nostro biglietto), ma sembra una chiesa sconsacrata..
Incuriositi iniziamo a vedere proiezioni delle varie opere di Van Gogh in ogni parete della sala, accompagnate da musica che sembra adattarsi chirurgicamente a quelle immagini presentate e alle frasi (anch'esse proiettate) tratte dalle numerose lettere indirizzate soprattutto al fratello dell'artista, che compaiono sulle pareti della chiesa-auditorium.
Sembra di sentire una voce guida narrare questi frammenti di pensieri di Van Gogh e invece essi sono semplicemente proiettati, con la musica che accompagna il momento.

Ci sono poche sedie nella sala, tant'è che ci sistemiamo per terra inizialmente, totalmente rapiti da quello che ci circonda.
Ci giriamo e alle nostre spalle vediamo il presbiterio con l'altare ancora lí. Saliamo e ci rendiamo conto che è quella la visuale perfetta per ammirare la sequenza di immagini, distribuite in maniera così armoniosa.

Per un periodo di tempo, difficilmente quantificabile, veniamo catapultati nella vita di Vincent Van Gogh: nei suoi stati d'animo e nella tormentata bellezza di molte delle sue opere: nelle quali non riesco a vedere follia, ma solo un innocente e fragile entusiasmo di colori che si rincorrono.
Ho rischiato di perdermi questa mostra (che termina il 12 aprile 2015) e, anche se qualcosa la correggerei, l'ho trovata un'esperienza unica, da consigliare.

Si può andare anche in treno a Firenze e tornare in giornata o ci si può affidare al car sharing, perché no!
Mai come in questa occasione ho capito quanto sia importante non perdere di vista la nostra cultura personale: è un bene troppo prezioso.

"Un popolo senza educazione è come cibo senza sale" (proverbio etiope).

martedì 3 marzo 2015

Sosteniamoci..

Pensavo al concetto di sostenibilità: evidentemente da non intendersi solo dal punto di vista ambientale (certamente sempre al primo posto per me!), ma anche in generale, come principio di vita.

Sviluppando un po' il concetto mi vengono in mente tutte quelle realtà definite dal concetto di "sharing economy" che si stanno sviluppando ad una velocità sorprendente. 
Parlo di: Blabla car, Airbnb, Car to go, Enjoy e Uber, per citare solo alcuni esempi.
Tutte soluzioni volte a condividere una macchina, una stanza di casa propria o un appartamento intero o che consente di noleggiare un'auto a prezzi vantaggiosi,  andando comunque a spendere una cifra spesso molto inferiore a quella presente sul mercato. 
Pare proprio che questa sia la direzione verso la quale si andrà sempre più in un futuro molto prossimo.

I malumori di certo non mancano e la guerra a queste nuove realtà emergenti è spietata: dal multare Airbnb in Catalogna fino ad arrivare a manifestare contro Uber a Torino qualche settimana fa.

Eh si, perché una delle categorie coinvolte in questa rivoluzione è quella dei tassisti, che non ci stanno a vedere il loro lavoro diminuire per via di un'applicazione che permette di prenotare un passaggio in città a prezzi davvero ragionevoli rispetto a quelli dei classici taxi, così come i costi di un soggiorno su Airbnb possono risultare molto più competitivi rispetto a quelli di un classico hotel o agriturismo. 

La domanda è: era meglio prima oppure è giusto che questo cambiamento avvenga?
Difficile poter rispondere in maniera assoluta. 
Sta di fatto che è come se stessimo di fronte ad uno scontro epocale, non solo di sistema ma anche di teste.

Si condivide perché non si può utilizzare un bene da soli: unendo le forze invece si riesce a raggiungere l'obiettivo in maniera efficace ed efficiente. 
Osservo con attenzione questo mutamento in essere e rifletto sul fatto che a volte si arriva ad un punto in cui dove il sistema non arriva, subentra l'uomo con la sua infinita creatività ed il suo ingegno, caratteristiche dalle quali possono nascere idee davvero incredibili.

In realtà questa nuova concezione del "condividere", poi tanto nuova non è ma riprende gli usi del passato: quando in generale era necessario unire le forze per raggiungere il proprio obiettivo.

Il fenomeno è affascinante e mi piace osservarlo nelle sue diverse evoluzioni. 
Senza dubbio credo che unirsi a queste nuove realtà sia la chiave per uscire da un periodo storico-economico complicato, che non ha più ragione di esistere probabilmente visti i nuovi "equilibri" che si stanno definendo a livello mondiale.

Rimane il dispiacere per quelle categorie che vedono passare davanti a sé quest'ondata di cambiamento alla quale non erano pronti e che li vede accusare un po' il colpo, almeno per il momento.

Shock iniziale a parte, sono però convinta che questa nuova realtà porterà a degli aggiustamenti necessari, che ci permetteranno di affrontare al meglio il nuovo assetto economico e lavorativo, sempre più focalizzato sulla "flessibilità". 
Che non sia però solo l'individuo a doversi mostrare "flessibile": occorre che si adeguino anche tutti quei meccanismi che, radicati da anni, oggi rischiano di non rispondere più completamente alle esigenze delle persone, qualora dovessero rimanere immutati nel tempo. 

Un po' come quando si devono indossare per forza gli occhiali 3D, altrimenti lo schermo si vede completamente sfocato.