giovedì 22 ottobre 2015

Lo sapevate che..

- la curcuma è un potente anti infiammatorio naturale? Create un impasto denso con latte di riso e soia e assumetene un cucchiaino al giorno (l'aggiunta di zenzero tritato ne esalta ulteriormente le proprietà). Risultato garantito: parola di Alessandro!

- anche Tripadvisor ha stilato la sua lista di alloggi "green", votati dagli stessi utenti. Questo il risultato del programma "EcoLeader", lanciato lo scorso anno da Tripadvisor e che vede oggi i suoi primi risultati presentati in occasione dell'Earth Day. 
Il livello eco-friendly di una struttura alberghiera diventa quindi uno dei criteri di selezione dei viaggi degli italiani, seppur emerga la necessità di lavorare molto ancora su questo aspetto (a detta di 3 persone su 5 intervistate). Meglio di noi hanno fatto: Scandinavia, Germania, Svizzera e Austria. Leggi qui la notizia.

- in Finlandia la sauna è un'istituzione, uno stile di vita. Pare infatti che l'amministratore delegato della finlandese Nokia incontri i suoi più stretti collaboratori nella sauna aziendale e non nella classica sala riunioni.

- in Finlandia esiste una sauna in aeroporto e una in Parlamento..giusto per non perdere l'abitudine..

- la pianta dell'origano (dal greco origanon, oros= montagna e ganos= delizia), venne scoperta dai Romani per le sue grandi proprietà antisettiche, antibatteriche e digestive.

- esiste un nuovo approccio sperimentale nella ricerca della cura per l'Alzheimer che propone l'adozione di una dieta quasi priva di carboidrati, che invece utilizza il benefico effetto dei chetoni come fonte alternativa di nutrimento dei neuroni.

- non è consigliabile dormire vicino ad un apparecchio che genera onde elettromagnetiche come il cellulare stesso per es. perché il vostro sonno sarà fortemente disturbato.

- la cenere è un ottimo sbiancante che usavano le nostre nonne per lavare i panni quindi teoricamente nei nostri camini è custodita "candeggina naturale"! 

- da un recente studio americano è stata individuata una nuova sostanza pericolosa utilizzata nella produzione cosmetica soprattutto di smalti e non sempre dichiarata negli ingredienti: parliamo del trifenilfosfato (TPHP), che ha sostituito gli ftalati (finiti anch'essi sotto accusa) e che viene utilizzata nella produzione di plastica grazie alle proprietà ignifughe (per prolungare la durata dello smalto in questo caso). Per saperne di più clicca qui!


- scade il 23 novembre 2015 il termine per aderire al Bando "Sterminata Bellezza", promossa da Legambiente, Comieco, Symbola e Consiglio nazionale degli architetti, giunto alla sua seconda edizione. Possono partecipare all'iniziativa: enti, associazioni, amministrazioni, imprese, aziende, cittadini e tutti coloro che, a vario titolo, si sono spesi in progetti capaci di ridefinire la qualità dei contesti ambientali, sociali ed economici dei territori di appartenenza. Per saperne di più.

- il dentifricio contiene polvere di marmo di Carrara: derivante dagli scarti di lavorazione dello stesso.

- i collant possono diventare degli originali accessori: bracciali, cinte o fasce per capelli..basta un po' di fantasia! Guarda un video pratico!

- una spremuta di limone la mattina a digiuno, allungata con acqua tiepida, aiuta a mantenere il nostro ph alcalino: fondamentale per prevenire diverse malattie tra cui il cancro.

- i RAEE (nome che assumono gli apparecchi elettrici ed elettronici quando diventano rifiuto) sono fonti preziosissime di terre rare.


- il vuoto normativo che ha permesso la nascita degli Home Restaurant anche in Italia è stato ormai colmato. Leggi la risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico che li regolamenta!  






mercoledì 26 agosto 2015

Voglia irrefrenabile di leggere? Ecco l'iniziativa che non potete perdere a Roma!

Prima di ripartire alla grande con le attività dell'anno dopo le vacanze estive (anche se io di ferie neanche l'ombra), mi piaceva l'idea di parlare di una notizia che mi riporta ai tempi del circolo di lettura del Pigneto, a Roma, di cui ho fatto parte per un po'.

Incontri periodici, scambio di libri della biblioteca di quartiere, scambio di opinione sui vari libri messi a disposizione che noi, in qualità di componenti del circolo, eravamo chiamati a valutare per dichiarare alla fine dell'anno il testo vincitore. 

Per me all'epoca fu irresistibile la voglia di leggere un bel saggio su Roma: un mattone di infinite pagine, impegnativo e a tratti un po' ostico, ma di una bellezza infinita. 

E oggi, controllando la posta elettronica, incappo nella newsletter delle Biblioteche di Roma, che "sfoglio" sempre con piacere, e salta ai miei occhi la notizia del progetto "Biblioring": lo stesso progetto a cui ho partecipato sette anni fa (ormai), che però si è evoluto nel frattempo, adattandosi alla tecnologia attuale. 
Parliamo quindi di competizione tra una serie di titoli che ambiscono a diventare il testo più letto e amato grazie alla valutazione che i lettori (in possesso di bibliocard e registrati sul portale), riporteranno sul sito stesso delle Biblioteche di Roma.

Qui troverete la lista dei quattordici testi in gara, insieme ad una loro piccola introduzione e alla disponibilitá nel circuito Biblioteche di Roma (una delle grandi realtà della Capitale che ringrazio sempre di esistere) in cui poterli prendere in prestito, con tanto di mappa se non siete pratici della zona.   

C'è tempo fino al 20 settembre 2015 per votare e postare commenti sui titoli che sceglierete di leggere. 
La premiazione dei vincitori (testo più letto ed amato e gruppo di lettura più attivo) avverrà all'interno della Fiera della Piccola e Media Editoria a Roma a dicembre prossimo. 

Forza quindi, non rimane molto tempo per unirsi al progetto!

mercoledì 5 agosto 2015

“Corsa” al riuso!

Un testo non si inizia con una domanda o con un avverbio. Questo ti insegnano a scuola.
Sarà..ma, finezze a parte, non ho comunque mai brillato nella stesura di testi e di temi nello specifico.
C’era sempre o troppa introduzione, o troppa parte centrale. La conclusione insomma era sempre la parte penalizzata.

Ecco perché ho deciso di aprire un blog.
Niente schemi, niente bilanciamento dei testi. Non sono una scrittrice e non pretendo di esserlo.
Mi piace però esprimermi in tutte le forme possibili più o meno creative e mi piace anche scrivere, ebbene sì, nonostante tutto.

Oggi volevo parlare di riuso. Un tema che ho già affrontato quasi sicuramente in questo mio spazio.
Questa volta però vorrei trattarlo da un punto di vista diverso, dopo un incontro illuminante avuto ieri mattina.
Che sono attivista nella rete Rifiuti Zero ormai lo avrete capito.
Che quello della salvaguardia ambientale è diventato ormai un pallino per me anche lo sapete. Lo sa anche e soprattutto chi mi sopporta quotidianamente nelle mie battaglie e nelle mie idee disordinate.
Il nodo che vorrei provare a sciogliere però è proprio quello degli oggetti che, una volta utilizzati appieno nella loro funzione, non sembrano avere altra destinazione che quella del secchio dell’immondizia.
E il problema è risolto.
Magari.
O forse proprio no, anzi.
Qualche mese fa ho avuto la possibilità di parlare di vestiti da dare via, in cattive condizioni non compatibili da donare o barattare.

Mi riallaccio al discorso che ho fatto all’epoca.
C’è una parte che non vediamo, fondamentale: una volta gettati, questi articoli (conferiti nella raccolta indifferenziata che sia stradale o porta a porta), vanno o in discarica o vengono trattati nei TMB (impianti di trattamento meccanico biologico).

Impatto ambientale negativo in entrambi i casi: più evidente nel primo perché fanno cumulo in invasi enormi quali quelle delle discariche, meno evidente nel caso di trattamento termico (incenerimento), perché l’inquinamento è aereo. Si liberano cioè da tale combustione nano particelle che finiscono nell’aria e che si posano sui terreni oltre che nei nostri polmoni. Parliamo di diossina insomma.
Ora, veniamo a noi.
Immaginiamo di avere per le mani un altro tipo di bene, sempre della categoria “abbigliamento”: un paio di scarpe da ginnastica rotte per esempio.
Non riusciamo più a metterle perché la parte interna è completamente rovinata, ed il danno irrimediabile.
Soluzione?

Risposta standard: le butto nel secchio.

Risposta responsabile: provo a capire come posso evitare che vadano nel secchio.

Ho specificato proprio la categoria scarpe da ginnastica perché la persona che ho incontrato ieri (che fa parte del mio stesso gruppo di riuso e riciclo e a cui ho consegnato un paio di scarpe da dismettere), raccoglie questo tipo di articoli che vengono utilizzati da un’azienda per fare piste ciclabili e superfici simili dopo un processo di triturazione e rifusione dei prodotti.

Geniale!
Da qui l’idea: visto che nella mia città non esiste un centro di riuso e visto che faccio spola tra Roma e Viterbo, potrei organizzare una raccolta di scarpe sportive/da trekking su entrambe le città e portarle poi a questa persona: sarei così certa di avviare materiali certamente da dismettere ad un riuso intelligente, sottraendoli al sicuro impatto ambientale che conosciamo per la comunità.
Scrivetemi quindi a questo indirizzo di posta elettronica: lanovella2012@gmail.com e in base alla adesioni sul territorio, organizzerò la raccolta. L’associazione La novella sarà presto anche su Facebook: stiamo lavorando per voi! E grazie in anticipo per l'adesione alla campagna!





lunedì 30 marzo 2015

Toccare i colori si può!

Facciamo una gita di un giorno a Firenze? Volentieri.
Che si va a vedere?
Ti propongo una mostra: Van Gogh multimediale.
Andata. Prenota!
Riservo data e ora e ringrazio il mio eccesso di zelo..un po' alla "Furio" di Carlo Verdone, soprattutto quando arrivo all'entrata della mostra e non vedo che una fila impossibile davanti a me..
Con una soddisfazione pari forse a quella di vedere i tuoi panni stesi in maniera equidistante sui fili, scavalco tutti (con prudenza) e vado alla biglietteria con in mano il foglio delle meraviglie: quello con il codice della prenotazione.
In meno di cinque minuti siamo dentro.
Aspettativa altissima, sia per ciò che abbiamo letto, sia per chi c'è stato e ci ha fatto intuire la positività dell'esperienza.
Pannelli introduttivi ad accoglierci: utili ad entrare un po' nella storia dell'autore, per chi non dovesse conoscerla e per chi, pur conoscendola, magari ha mancato alcuni particolari essenziali per godersi l'evento.
Da leggere quindi con attenzione.

Si aprono a questo punto le danze.

Entriamo in quello che non è un auditorium (come recita il nostro biglietto), ma sembra una chiesa sconsacrata..
Incuriositi iniziamo a vedere proiezioni delle varie opere di Van Gogh in ogni parete della sala, accompagnate da musica che sembra adattarsi chirurgicamente a quelle immagini presentate e alle frasi (anch'esse proiettate) tratte dalle numerose lettere indirizzate soprattutto al fratello dell'artista, che compaiono sulle pareti della chiesa-auditorium.
Sembra di sentire una voce guida narrare questi frammenti di pensieri di Van Gogh e invece essi sono semplicemente proiettati, con la musica che accompagna il momento.

Ci sono poche sedie nella sala, tant'è che ci sistemiamo per terra inizialmente, totalmente rapiti da quello che ci circonda.
Ci giriamo e alle nostre spalle vediamo il presbiterio con l'altare ancora lí. Saliamo e ci rendiamo conto che è quella la visuale perfetta per ammirare la sequenza di immagini, distribuite in maniera così armoniosa.

Per un periodo di tempo, difficilmente quantificabile, veniamo catapultati nella vita di Vincent Van Gogh: nei suoi stati d'animo e nella tormentata bellezza di molte delle sue opere: nelle quali non riesco a vedere follia, ma solo un innocente e fragile entusiasmo di colori che si rincorrono.
Ho rischiato di perdermi questa mostra (che termina il 12 aprile 2015) e, anche se qualcosa la correggerei, l'ho trovata un'esperienza unica, da consigliare.

Si può andare anche in treno a Firenze e tornare in giornata o ci si può affidare al car sharing, perché no!
Mai come in questa occasione ho capito quanto sia importante non perdere di vista la nostra cultura personale: è un bene troppo prezioso.

"Un popolo senza educazione è come cibo senza sale" (proverbio etiope).

martedì 3 marzo 2015

Sosteniamoci..

Pensavo al concetto di sostenibilità: evidentemente da non intendersi solo dal punto di vista ambientale (certamente sempre al primo posto per me!), ma anche in generale, come principio di vita.

Sviluppando un po' il concetto mi vengono in mente tutte quelle realtà definite dal concetto di "sharing economy" che si stanno sviluppando ad una velocità sorprendente. 
Parlo di: Blabla car, Airbnb, Car to go, Enjoy e Uber, per citare solo alcuni esempi.
Tutte soluzioni volte a condividere una macchina, una stanza di casa propria o un appartamento intero o che consente di noleggiare un'auto a prezzi vantaggiosi,  andando comunque a spendere una cifra spesso molto inferiore a quella presente sul mercato. 
Pare proprio che questa sia la direzione verso la quale si andrà sempre più in un futuro molto prossimo.

I malumori di certo non mancano e la guerra a queste nuove realtà emergenti è spietata: dal multare Airbnb in Catalogna fino ad arrivare a manifestare contro Uber a Torino qualche settimana fa.

Eh si, perché una delle categorie coinvolte in questa rivoluzione è quella dei tassisti, che non ci stanno a vedere il loro lavoro diminuire per via di un'applicazione che permette di prenotare un passaggio in città a prezzi davvero ragionevoli rispetto a quelli dei classici taxi, così come i costi di un soggiorno su Airbnb possono risultare molto più competitivi rispetto a quelli di un classico hotel o agriturismo. 

La domanda è: era meglio prima oppure è giusto che questo cambiamento avvenga?
Difficile poter rispondere in maniera assoluta. 
Sta di fatto che è come se stessimo di fronte ad uno scontro epocale, non solo di sistema ma anche di teste.

Si condivide perché non si può utilizzare un bene da soli: unendo le forze invece si riesce a raggiungere l'obiettivo in maniera efficace ed efficiente. 
Osservo con attenzione questo mutamento in essere e rifletto sul fatto che a volte si arriva ad un punto in cui dove il sistema non arriva, subentra l'uomo con la sua infinita creatività ed il suo ingegno, caratteristiche dalle quali possono nascere idee davvero incredibili.

In realtà questa nuova concezione del "condividere", poi tanto nuova non è ma riprende gli usi del passato: quando in generale era necessario unire le forze per raggiungere il proprio obiettivo.

Il fenomeno è affascinante e mi piace osservarlo nelle sue diverse evoluzioni. 
Senza dubbio credo che unirsi a queste nuove realtà sia la chiave per uscire da un periodo storico-economico complicato, che non ha più ragione di esistere probabilmente visti i nuovi "equilibri" che si stanno definendo a livello mondiale.

Rimane il dispiacere per quelle categorie che vedono passare davanti a sé quest'ondata di cambiamento alla quale non erano pronti e che li vede accusare un po' il colpo, almeno per il momento.

Shock iniziale a parte, sono però convinta che questa nuova realtà porterà a degli aggiustamenti necessari, che ci permetteranno di affrontare al meglio il nuovo assetto economico e lavorativo, sempre più focalizzato sulla "flessibilità". 
Che non sia però solo l'individuo a doversi mostrare "flessibile": occorre che si adeguino anche tutti quei meccanismi che, radicati da anni, oggi rischiano di non rispondere più completamente alle esigenze delle persone, qualora dovessero rimanere immutati nel tempo. 

Un po' come quando si devono indossare per forza gli occhiali 3D, altrimenti lo schermo si vede completamente sfocato.


domenica 28 dicembre 2014

Un avanzo con i fiocchi!

Arrivati Natale e Santo Stefano.
Ci ritroviamo probabilmente semi sommersi da avanzi di cibo causa errato calcolo nella fase preparatoria del cenone e del pranzo del 25 dicembre.
Passata la preoccupazione che non si muoia di fame e appurato che quello che abbiamo preparato basterà per due guerre, ci ritroviamo ad affrontare la problematica su come smaltire tale abbondanza.

L'invito è davvero di evitare di buttare cibo: una questione di rispetto verso chi di tali quantità non può gioire neanche lontanamente, e di sostenibilità visto che comunque il cibo va smaltito una volta gettato.

Sicuramente questo è l'ennesimo articolo "sui generis" ma, nonostante tutto, ci tengo a rimarcare questo aspetto troppo importante, soprattutto a seguito di una nostra rivisitazione post cenone del 24 dicembre. 

Quest'anno infatti le celebrazioni si sono tenute a casa nostra e, una volta deposte le forchette, qualcosa è comunque avanzato (anche se devo dire siamo stati bravi ad azzeccare le quantità delle varie pietanze stavolta).

L'orgoglio più grande è stata l'orata che, arrivando praticamente alla fine della sesta portata, è avanzata un po'.

Nulla era perduto però: conservata perfettamente in frigo, è risorta il 26 a pranzo come per incanto ed in tutto il suo splendore!
Pasta orata e zucca: una bontà vera! Provatela, è facile e veloce!
La zucca va fatta cuocere con una base di olio ed aglio ed allungata con del brodo (fatto in casa..no dado!) e, terminata la cottura si aggiungono i pezzetti di orata. Si amalgama il tutto e si unisce alla nostra pasta!

E buon appetito!



mercoledì 10 dicembre 2014

Angolo fa rima con albero!

Arrivò il Natale e con esso l'idea di avere in casa un bel simbolo che lo rappresentasse degnamente e coerentemente rispetto alla nostra indole. 

Scartata l'idea dell'albero sintetico (per carità!), esclusa la possibilità di prendere un albero vero (perché farlo?), non restava che appellarsi all'estro e alla fantasia.


Come sempre accade, il punto di partenza è stato un progetto obiettivamente molto ambizioso e davvero poco realizzabile: fatto di planimetrie surreali e materiali impossibili da assemblare anche solo a pensarlo. Ma poi, è arrivato lui: la perfezione assoluta!

Economico, sostenibile, bello, simpatico e curioso: ecco il nostro albero. 
La foto parla da sola e in realtà non rende quanto l'effetto che si può ammirare dal vivo. 

Questi gli ingredienti: rami regolari (questi sono di betulla), un pochino di colla a caldo (a fissare i punti in cui i rami sono legati tra loro), luci a LED (rigorosamente, perché è una luce fredda e oltre a scampare il rischio incendio dei vostri rami, non contribuisce alla produzione di CO2 che una normale lampadina, anche a basso consumo sprigionerebbe) ed infine decorazioni in legno/metallo.

Soddisfazione ed orgoglio assicurati: provare per credere! Un Natale più sostenibile non ha prezzo e, se lo ha, è molto contenuto!

Grazie a Rosapaola per avermi spronato a scrivere in merito al "Mio albero sostenibile" e a Giuseppe per il progetto e la realizzazione: vista la mia rinomata incapacità a svolgere ogni tipo di attività artigianale, di mio qui c'è ben poco..posso però senz'altro affermare con orgoglio di aver contribuito a fissare i livelli dei rami e parte delle decorazioni.  Un inizio promettente.