mercoledì 5 agosto 2015

“Corsa” al riuso!

Un testo non si inizia con una domanda o con un avverbio. Questo ti insegnano a scuola.
Sarà..ma, finezze a parte, non ho comunque mai brillato nella stesura di testi e di temi nello specifico.
C’era sempre o troppa introduzione, o troppa parte centrale. La conclusione insomma era sempre la parte penalizzata.

Ecco perché ho deciso di aprire un blog.
Niente schemi, niente bilanciamento dei testi. Non sono una scrittrice e non pretendo di esserlo.
Mi piace però esprimermi in tutte le forme possibili più o meno creative e mi piace anche scrivere, ebbene sì, nonostante tutto.

Oggi volevo parlare di riuso. Un tema che ho già affrontato quasi sicuramente in questo mio spazio.
Questa volta però vorrei trattarlo da un punto di vista diverso, dopo un incontro illuminante avuto ieri mattina.
Che sono attivista nella rete Rifiuti Zero ormai lo avrete capito.
Che quello della salvaguardia ambientale è diventato ormai un pallino per me anche lo sapete. Lo sa anche e soprattutto chi mi sopporta quotidianamente nelle mie battaglie e nelle mie idee disordinate.
Il nodo che vorrei provare a sciogliere però è proprio quello degli oggetti che, una volta utilizzati appieno nella loro funzione, non sembrano avere altra destinazione che quella del secchio dell’immondizia.
E il problema è risolto.
Magari.
O forse proprio no, anzi.
Qualche mese fa ho avuto la possibilità di parlare di vestiti da dare via, in cattive condizioni non compatibili da donare o barattare.

Mi riallaccio al discorso che ho fatto all’epoca.
C’è una parte che non vediamo, fondamentale: una volta gettati, questi articoli (conferiti nella raccolta indifferenziata che sia stradale o porta a porta), vanno o in discarica o vengono trattati nei TMB (impianti di trattamento meccanico biologico).

Impatto ambientale negativo in entrambi i casi: più evidente nel primo perché fanno cumulo in invasi enormi quali quelle delle discariche, meno evidente nel caso di trattamento termico (incenerimento), perché l’inquinamento è aereo. Si liberano cioè da tale combustione nano particelle che finiscono nell’aria e che si posano sui terreni oltre che nei nostri polmoni. Parliamo di diossina insomma.
Ora, veniamo a noi.
Immaginiamo di avere per le mani un altro tipo di bene, sempre della categoria “abbigliamento”: un paio di scarpe da ginnastica rotte per esempio.
Non riusciamo più a metterle perché la parte interna è completamente rovinata, ed il danno irrimediabile.
Soluzione?

Risposta standard: le butto nel secchio.

Risposta responsabile: provo a capire come posso evitare che vadano nel secchio.

Ho specificato proprio la categoria scarpe da ginnastica perché la persona che ho incontrato ieri (che fa parte del mio stesso gruppo di riuso e riciclo e a cui ho consegnato un paio di scarpe da dismettere), raccoglie questo tipo di articoli che vengono utilizzati da un’azienda per fare piste ciclabili e superfici simili dopo un processo di triturazione e rifusione dei prodotti.

Geniale!
Da qui l’idea: visto che nella mia città non esiste un centro di riuso e visto che faccio spola tra Roma e Viterbo, potrei organizzare una raccolta di scarpe sportive/da trekking su entrambe le città e portarle poi a questa persona: sarei così certa di avviare materiali certamente da dismettere ad un riuso intelligente, sottraendoli al sicuro impatto ambientale che conosciamo per la comunità.
Scrivetemi quindi a questo indirizzo di posta elettronica: lanovella2012@gmail.com e in base alla adesioni sul territorio, organizzerò la raccolta. L’associazione La novella sarà presto anche su Facebook: stiamo lavorando per voi! E grazie in anticipo per l'adesione alla campagna!





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