lunedì 14 ottobre 2013

Dal consumismo al riuso..facciamo un passo indietro!

Nell'ultimo periodo non faccio che sentir parlare di obsolescenza programmata: ovvero, gli oggetti prodotti escono dalla fabbrica con una scadenza prestabilita; non durano più di un certo periodo. 
Questo fino a diversi decenni fa non succedeva. Anzi, probabilmente esistono ancora beni (anche elettrodomestici) che, a distanza di venti-trent'anni, funziona ancora quasi perfettamente. 
Oggi questo discorso è improponibile. Compriamo lavastoviglie e lavatrici che già dopo un paio di anni hanno bisogno di un'importante manutenzione e la maggior parte delle volte "il gioco non vale la candela": sempre meglio acquistarne una nuova piuttosto che affrontare una spesa quasi pari al suo costo per la riparazione. 
Il perchè è semplice: dobbiamo garantire al mercato dinamicità: continuo acquisto dei beni prodotti. 
Paul Connett afferma che da dopo il secondo conflitto mondiale, da un clima di austerity assoluto, la stessa America è passata ad un'esplosione di produzione, consumi e quindi di ricchezza generata. 
Il che non è necessariamente negativo ma, guardando alla sua evoluzione, ci rendiamo conto di avere davanti un consumismo sfrenato, a prescindere. 
Chi ha avuto la fortuna di visitare anche solo per qualche giorno soprattutto gli Stati Uniti, potrà confermarmi questo. 
Sarà il tipo di marketing che le varie aziende adottano, il modo in cui viene curata la comunicazione: fatto sta che in America tutto sembra necessario e si sente un bisogno di acquistare maggiore che in ogni altro luogo. 
Attenzione, cerchiamo di non lasciarci ammaliare da questa sensazione. 
In questo momento storico infatti, dobbiamo essere così lucidi da riuscire a fare un passo indietro.
Oltre al numero crescente di nuovi prodotti immessi sul mercato che smettono di funzionare dopo poco tempo, un altro dei "figli scomodi" del consumismo è il packaging take-away. 
Lo vediamo nei film, lo utilizziamo spesso sia quando acquistiamo cibo da portare a casa già pronto che negli stessi supermercati che a volte hanno proprio la sezione "take away". 
La domanda è: dove vanno a finire poi i vari elettrodomestici fuori uso ed i vari incarti (più o meno ingombranti) dopo il loro utilizzo?
Tecnicamente sono rifiuti. 
Gli elettrodomestici vanno nelle isole ecologiche (in qualità di rifiuto speciale ingombrante) ed il packaging nella maggior parte dei casi va conferito nella plastica. 
Ma quanto è necessario utilizzare cibi costituiti da involucri tanto ingombranti? Non lo è. Nel senso che esiste un'alternativa. Ci si trincera dietro la mancanza di tempo, ma le soluzioni alternative ci sono. 
Credo non si debba mai dimenticare che quando acquistiamo qualsiasi cosa, dobbiamo farlo in piena consapevolezza. 
Recentemente ho visto il film "Trashed" di Jeremy Irons. Andatelo a vedere se ne avete la possibilità: vi farà capire che il rifiuto non è qualcosa di cui ti disfi una volta gettato. Basti pensare alle cinque isole di plastica che ci sono nei nostri oceani: distese di rifiuti plastici grandi diversi km quadrati. Plastica entrata ormai nella catena alimentare di pesci e volatili. 
Io penso ancora di più a questo quando vado al supermercato, anche se frutta e verdura ormai la compro direttamente da alcuni contadini della mia zona andando munita di: cesta in vimini e buste di carta.
Per quello che riguarda gli elettrodomestici mi piace sempre pensare all'eccellenza di Capannori e allo splendido lavoro che hanno fatto e continuano a fare per impattare sempre meno sull'ambiente. 
Parliamo di filiera corta per il cibo e centri di riuso che rigenerano prodotti non funzionanti (a livello elettronico) e riparano per es. scarpe inutilizzabili perchè rotte, così da trasformare un potenziale rifiuto in un bene di cui la comunità può di nuovo usufruire. 
Dovremmo lavorare tutti per quest'obiettivo: provando ad ascoltare non solo le esigenze del mercato, ma anche quelle del nostro pianeta. 


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