martedì 21 ottobre 2014

Lo sapevate che..(pensavate di esservi liberati di me?)

..quando avvertite un cattivo odore nel vostro forno, per eliminarlo basta accenderlo e metterci un pezzetto di pane vecchio: in pochi minuti assorbirà tutti i cattivi odori! (consiglio di Apollonia!)

..se aggiungete un pochino di bicarbonato nella vaschetta del detersivo, potenzierete l'efficacia del vostro detersivo! Provare per credere..parola di Patrizia!

..l'esposizione al sole (con moderazione) è necessaria per stimolare la vitamina D presente nel nostro organismo.

..lo iodio è un elemento importantissimo che garantisce il buon funzionamento della tiroide.

..la dose di iodio da assumere al giorno è pari a 150 microgrammi (per le donne in gravidanza di più). Una carenza di questo può portare a ritardo mentale nei neonati.

..per il mal di stomaco masticate un po' di zenzero e non vi ricorderete più di averlo avuto!

.. per la pelle disidratata o lievi bruciature (da contatto con fiamma) potete tagliare una foglia della vostra pianta di aloe, toglierne i bordi spinosi e dividere la foglia trasversalmente: il suo succo è miracoloso e la vostra pelle sarà rigenerata in pochissimo tempo! Applicate più volte se necessario.

..per non smagliare le calze, basta inumidire le mani e poi tornare ad aggiustare i vostri collant che indossate: vedrete che anche le mani più rovinate non rimarranno impigliate nella loro trama!

..nel Medioevo usavano spesso iniziare i pasti con dei dolci a base di miele (identità medievale per me quindi!) :)
  


lunedì 28 aprile 2014

Lo sapevate che..

- ..le verdure fresche imbustate che si possono acquistare al supermercato vanno comunque lavate prima del loro consumo per scongiurare il rischio di contrarre salmonella?

- ..la catena del freddo per gli alimenti non andrebbe interrotta oltre i quindici minuti?

- ..il valore della conducibilità elettrica (che trovate anche tra le diverse informazioni presenti sulle etichette delle acque in bottiglia) indica il livello di metalli pesanti presenti nell'acqua in questione?

-..il valore di conducibilità elettrica massimo raccomandabile è 70.

 -..il modo corretto di lavarsi le mani è detergendole, lavando anche la zona tra le dita, e risciacquando con acqua calda?

-.. un'attività fisica regolare aiuta a canalizzare l'energia, aiutando a prevenire l'insorgenza di diversi disturbi psicosomatici?

-..il fondo del caffè è un ottimo concime "tal-quale"?

-..su "Il fatto alimentare" (http://www.ilfattoalimentare.it/) potrete trovare notizie che non sempre i media riportano su etichette alimentari e molto altro (grazie al CNA di Roma per l'ottimo suggerimento)?

-..i caratteristici "buchi" del formaggio denominato "Groviera" non sono altro che il risultato del lavoro dei batteri utilizzati per la sua fermentazione che liberano al suo interno anidride carbonica? Ecco la causa della formazione dei tipici fori di questo formaggio.

-..la tossina del botulino spesso è presente nel terreno?

-..un'alimentazione può definirsi sana se a prevalenza basica (o alcalina)?

lunedì 17 febbraio 2014

Lo sapevate che..

..se proprio doveste usare quello che vendono come detersivo specifico per la pulizia del forno, c’è un modo pratico ed efficace per evitare che le vostre pietanze assumano un sapore chimico. Se avete un pezzo di pane non più mangiabile (perché duro), inseritelo nel forno acceso e fatelo stare per un quarto d’ora almeno. Una volta spento potrete constatare che l’odore del prodotto sarà sparito e potrete finalmente cucinare le vostre squisitezze con tranquillità! La prossima volta però usate acqua calda con bicarbonato ed aceto..il risultato è garantito!

..se il vostro frigo emana cattivo odore nonostante abbiate eliminato la causa dello stesso (cibo avariato o liquidi fuoriusciti e non subito puliti), prendete un bicchiere e versate dell’aceto (metà bicchiere). Lasciate il bicchiere nel frigo finché non sentirete più l’odore. In genere una nottata è il tempo giusto per far sì che l’aceto agisca. E voilà, utilizzate poi il vostro aceto per qualsiasi cosa vogliate: pulizia dei pavimenti, ammorbidente per lavatrice, pulizia dei vetri (sempre diluito in acqua calda ovviamente), e così via..  

venerdì 3 gennaio 2014

Te lo regalo se vieni a prenderlo!

Razionalizzazione delle risorse sia monetarie che presenti in natura, vista l’epoca particolarmente delicata e fragile in cui viviamo. E allora “Te lo regalo se vieni a prenderlo”: sembra uno slogan, ma in realtà è un gruppo chiuso Facebook, diffuso a livello nazionale, al quale si accede solo su invito da parte di chi già vi appartiene. Unico obiettivo è barattare oggetti che non servono più ai rispettivi proprietari ma che potrebbero trovare nuova collocazione per qualcun altro. Via quindi alla pubblicazione della foto dell’oggetto che vogliamo donare: carrozzine per bimbi, vestiti per neonati, vasi, stoviglie, fumetti, libri, cellulari un po’ datati, biciclette, scarpe, aspirapolvere, radio, sveglie e potrei proseguire per ore elencando tutto quello che possiamo immaginare e che su “Te lo regalo se vieni a prenderlo” c’è!
Mi sono avvicinata all’iniziativa perché credo che il baratto sia un concetto da non sottovalutare, soprattutto in questo momento: sia per il suo aspetto solidale, che per quello eco-comp
atibile: evitiamo infatti di gettare quello che non ci serve più (ma che magari è ancora in buone condizioni per essere usato), donandolo a chi può averne bisogno in quel momento. Meno rifiuti quindi in questo senso, la maggior parte dei quali sarebbero indifferenziabili (secco non riciclabile quindi in prevalenza).
Il sistema è semplice perché si ragiona per zone: una volta pubblicata la foto ed il breve annuncio - che spiega le caratteristiche dell’oggetto-, si termina con l’inserire la zona di ritiro preferita. Chi è interessato all’oggetto quindi potrà prenotarsi.
L’assegnazione è a piacimento del “donante” e, una volta assegnato l’oggetto, gli accordi si prendono in privato e a ritiro effettuato si chiude il post.
Molto importante il discorso di ragionare per zone (della città o della Regione di riferimento): altrimenti si rischierebbe davvero di impattare sull’ ambientale percorrendo “n” kilometri per arrivare a ritirare un oggetto. Il principio è prenotarsi su zone limitrofe a dove si vive o si lavora, o zone di passaggio e quindi comunque comode sia per chi dona che per chi riceve.
A monitorare la situazione ci sono poi moderatori ed amministratori, che invitano a leggere sempre le condizioni di utilizzo del gruppo e richiamano all’ordine quando e se necessario.
I componenti sono tantissimi ed in crescita esponenziale: per il Lazio per esempio siamo ad oltre 30.000.
Una bella iniziativa davvero, che unisce  e a volte riesce anche a far nascere delle belle amicizie.
E se dovessi vedere un oggetto che ti piace o di cui hai assolutamente bisogno ma che rimane in una zona di ritiro troppo lontana per te, ecco arrivare le “staffette”: ossia persone che si trovano magari a metà strada e si offrono di avvicinare l’oggetto al destinatario.
Il grado di successo è sempre molto alto, anche se nel gruppo esistono anche comportamenti poco consoni alla natura dello stesso. La bellezza di tutto ciò però sta nel fatto che chi dovesse mostrare intenzioni diverse da quelle consentite e necessarie a far parte di questa realtà, viene subito allontanato.

Provate anche a voi a ragionare in questi termini: organizzare un thè del baratto con le amiche durante il cambio-stagione o provate a capire se quello di cui non avete più bisogno possa essere utile per qualcuno vicino a voi! E buon baratto a tutti!

martedì 10 dicembre 2013

Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei..

Avete voglia di comprare del pesce ma, arrivati al bancone del vostro supermercato o punto vendita scatta il panico?
Comprensibile visti gli ultimi risvolti di Fukushima e visto il fatto che la soglia di radioattività delle acque sta camminando velocissima e lo farà ancora per diversi decenni, contaminando progressivamente anche la fauna e la flora che vi abitano.
L’attenzione è un po’ calata su questo argomento, ma se andiamo a ricercare notizie, ecco apparire articoli su “tumore da ingestione di pesce del Pacifico“ per esempio: http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=2153
Personalmente sono spaventata perché reputo questo alimento un buon sostitutivo della carne, che non amo molto mangiare.
Per non scoraggiare nessuno ad acquistare pesce in generale, presi dal dubbio della provenienza, ecco delle semplici informazioni da tenere a mente.
Innanzitutto i banchi pesca sono obbligati a riportare sulle etichette che mostrano il prezzo, anche la provenienza del prodotto.
Potrete quindi sapere dove il pesce che state acquistando è stato pescato. Due le modalità: l’etichetta con il nome dell’oceano in questione oppure un numero, non scelto a caso, che delinea la zona di pesca rispetto alla mappatura tracciata dalla FAO http://www.fao.org/home/en/
Personalmente ho scoperto nella mia zona un punto vendita che adotta quest’ultimo metodo: riporta quindi  i numeri delle aree di appartenenza del pesce vicino al suo prezzo e affisso alla parete -adiacente il bancone- ha posizionato la mappa della FAO, che identifica geograficamente le diverse zone che quegli stessi numeri rappresentano. Lo trovo un metodo visivo molto efficace, che preferisco rispetto all'altro.

Fate quindi attenzione a queste importanti informazioni e vedrete che benefici avrete in termini di tranquillità che solo un consumatore consapevole può aspirare a raggiungere.

sabato 16 novembre 2013

Lo sapevate che..

..nelle università di Harvard e di Barcellona esiste il corso di "creatività"?
..in Cina poter fare un tirocinio è considerato un privilegio: tant'è che i genitori dell'aspirante tirocinante portano ai futuri "datori di lavoro" del riso in regalo come ringraziamento?
..se gli imprenditori facessero dei costanti brain storming tra i loro dipendenti, di qualsiasi categoria e grado, otterrebbero come risultato delle idee di gran lunga più brillanti rispetto a quelle di tutta la loro classe dirigente messa insieme?
..l'8% della produzione mondiale di petrolio viene impiegata per ricavarne plastica?
..i mozziconi di sigaretta non sono biodegradabili e, se gettati in acqua (=nei tombini), rilasciano sostanze tossiche in maniera progressiva per poi degradarsi fino a ridursi in micro particelle sempre più piccole?

venerdì 8 novembre 2013

Ma come mi vesto?

Costo della vita che sale, salari che non si adeguano alla nuova realtà economica ed il nostro potere di acquisto ne risente. 
Questa una premessa importante, che peró non deve farci dimenticare quanto sia importante pensare a cosa acquistiamo. 
Il consumo critico è anche questo: compiere le scelte piú sostenibili e meno impattanti possibili per l'ambiente rispetto al momento che viviamo ed alla relative risorse di cui disponiamo per farlo.
Stavolta parliamo di capi di abbigliamento. 
Ho recentemente assistito ad un interessante incontro sul ritorno all'utilizzo della canapa: tessuto grezzo, resistente, di una bellezza cosí semplice (come d'altronde molti altri tessuti naturali ottenibili da diverse piante).
Il dopoguerra peró è stato caratterizzato dalla nascita di tessuti sintetici, che spesso venivano combinati a quelli naturali o che costituivano per intero il capo di abbigliamento in questione.
Unito a questo abbiamo anche assistito al boom di utilizzo di coloranti sintetici tessili non propriamente poco impattanti che, immessi sul mercato, hanno creato un problema sia a livello di reazioni avverse da contatto con l'epidermide (per chi li indossa), che di inquinamento idrico (nel momento in cui il capo in questione viene lavato rilasciando cosí sostanze aggressive nelle acque). 
La soluzione sta nel cercare di acquistare  capi in cotone equo: un tipo di filiera questa che sta prendendo piede progressivamente, non solo nelle realtà equo e solidali (ancora considerate forse un po' di nicchia).

È italiano infatti il primo produttore mondiale di tessuti liberi da sostanze tossiche. Parliamo di Canepa: un'azienda  comasca, produttrice di tessuti di pregio per l'alta moda, che ha sottoscritto pubblicamente il Detox Commitment, lanciato da Greenpeace. 
Questo implica una maggiore trasparenza richiesta dall'azienda stessa nei confronti dei propri fornitori, che da gennaio 2014 dovranno rivelare i quantitativi di sostanze chimiche pericolose emesse. Ció garantirà il diritto a ricevere adeguate informazioni in merito agli scarichi di sostanze pericolose nell'ambiente, per chi vive in zone limitrofe alle fabbriche tessili.
Un passo verso una tracciabilità necessaria oramai che dovrebbe essere richiesta da ogni singola azienda del globo, anche per far sí che scegliere un capo che rispetti determinati criteri di salubrità a 360 gradi, possa avere un prezzo piú convergente a quello di mercato piuttosto che essere figlio di un'élite.